Si stima che in Italia vi siano oltre 900 mila ascensori in esercizio, il parco impianti più vasto d’Europa e il secondo al mondo dopo quello cinese. L’ascensore è un mezzo di trasporto sicuro, anzi il più sicuro tra quelli maggiormente utilizzati dall’uomo nella società moderna. Essendo un mezzo di trasporto senza conducente, esso è progettato in modo tale che i dispositivi di sicurezza, ridondanti, di cui è dotato, intervengano automaticamente – bloccando il funzionamento dell’impianto – non appena viene rilevata un’anomalia nel funzionamento. Inoltre, come noto, gli ascensori non sono lasciati a se stessi, ma devono essere controllati regolarmente da un manutentore abilitato e, ogni due anni, da un ingegnere di un organismo competente autorizzato dallo Stato. Tuttavia, gli ascensori hanno una vita lavorativa mediamente assai più lunga di quella degli altri mezzi di trasporto. Si stima che quasi un terzo dei 900 mila ascensori in esercizio in Italia abbia più di 40 anni e che poco meno di 200 mila siano conformi ai moderni criteri di sicurezza fissati dalla normativa di origine europea per gli impianti di nuova installazione. Si può quindi affermare che il parco ascensori italiano è caratterizzato da impianti con livelli di sicurezza diversi tra loro, a causa della presenza di un gran numero di impianti vetusti non sottoposti a sufficienti interventi di adeguamento e spesso privi dei dispositivi di sicurezza rispondenti alla corrente regola dell’arte e presenti sugli impianti installati dopo il giugno 1999.
LA SITUAZIONE E LE REGOLE IN EUROPA
In realtà, per ridurre il rischio che fossero mantenuti in funzione impianti con livelli di sicurezza inferiori a quelli garantiti dalla moderna regola dell’arte, la Commissione europea – al momento della emanazione della direttiva 95/16/CE sugli ascensori – aveva pubblicato un’apposita Raccomandazione con la quale invitava gli Stati membri, competenti per la legislazione di sicurezza degli impianti preesistenti all’entrata in vigore della direttiva, a promuovere un graduale adeguamento della sicurezza del proprio parco nazionale, indicando anche alcune aree di intervento prioritarie. Subito dopo, la Commissione aveva dato incarico al CEN – Comitato europeo per la normalizzazione, di elaborare una norma tecnica europea che potesse indicare i criteri per migliorare la sicurezza degli ascensori esistenti applicando la regola dell’arte. Il CEN ha adempiuto al mandato ricevuto pubblicando nel 2003 la norma EN 81-80 “Regole per il miglioramento della sicurezza degli ascensori per passeggeri e degli ascensori per merci esistenti”; questa norma è stata tradotta e adattata alle caratteristiche e alle esigenze del parco impianti italiano dall’UNI, che l’ha pubblicata con la sigla UNI EN 81-80:2004 e successivamente, dopo una sua revisione, con la sigla UNI EN 81-80:2009. Sono stati numerosi i Paesi membri dell’UE nei quali il legislatore nazionale ha dato concreta applicazione alla Raccomandazione 95/216/CE, tra cui il Belgio, la Francia, la Spagna e la Grecia.
IL CASO ITALIANO
L’Italia ha emanato due diversi provvedimenti finalizzati al graduale e progressivo adeguamento del livello di sicurezza degli ascensori pre-1999: il DM 26 ottobre 2005 “Miglioramento della sicurezza degli impianti di ascensore installati negli edifici civili precedentemente alla data di entrata in vigore della direttiva 95/16 CE” e il DM 23 luglio 2009 “Miglioramento della sicurezza degli impianti ascensoristici anteriori alla direttiva 95/16/CE”. Il nostro Paese ha anche provveduto a pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale il testo della norma tecnica UNI EN 81-80, con un atto inusuale che ha contribuito a dare ampia pubblicità ad una normativa tecnica considerata rilevante per la sicurezza dei cittadini. Per diversi motivi, nessuno dei due decreti sopra richiamati è oggi applicato e in vigore, per cui la decisione di operare interventi di miglioramento della sicurezza degli ascensori installati prima del giugno 1999 è rimessa alla valutazione e alla volontà dei singoli proprietari. In proposito occorre sottolineare che il progressivo invecchiamento del parco ascensori italiano sta determinando un costante aumento degli incidenti: sia di quelli “minori” con danni limitati per le persone infortunate, come ampiamente documentato dalle statistiche fornite dalle compagnie assicurative che gestiscono polizze RC nel settore ascensoristico; sia degli incidenti gravi e di quelli mortali, il cui aumento è facilmente riscontrabile attraverso una rapida lettura della rassegna stampa.
I SUGGERIMENTI AI PROPRIETARI
A salvaguardia della sicurezza degli utenti degli ascensori nonché dei lavoratori che effettuano la manutenzione, ANACAM suggerisce a tutti i proprietari di ascensori installati prima dell’entrata in vigore della direttiva 95/16/CE di valutare attentamente, insieme al manutentore dell’impianto, tutti i possibili fattori di rischio che potrebbero rivelarsi causa di incidenti durante l’utilizzo dell’impianto o durante le operazioni di manutenzione, programmando per tempo e facendo eseguire gli interventi necessari per eliminare o almeno ridurre i rischi. Ciò anche allo scopo di cautelarsi a fronte di eventuali responsabilità cui il proprietario stesso può essere chiamato a rispondere, in sede civile ed anche penale, in caso di incidenti e infortuni sugli ascensori. ANACAM ha individuato una serie di rischi specifici che sono quelli maggiormente associati ad episodi di incidenti più o meno gravi verificatisi in Italia nel corso degli ultimi anni, e i conseguenti interventi di adeguamento per prevenirli:
Installazione di un combinatore vocale bidirezionale collegato ad un centro di soccorso: ciò copre il rischio che persone intrappolate in cabina non vengano soccorse nel tempo più breve e nel modo migliore. Installazione di un sistema di livellazione precisa al piano, per evitare che gli utenti inciampino nell'entrare o uscire da una cabina non ben livellata al piano. Installazione di dispositivi (barriere optoelettroniche) a protezione delle persone durante la chiusura di porte automatiche installate prima dell'entrata in vigore delle norme della serie EN 81. Installazione di porte di cabina sulle cabine che ne siano attualmente ancora prive. Adeguamento degli ascensori idraulici in modo da portarne il livello di sicurezza allo stesso conseguito sugli elettrici già col DM 587/1987 (secondo le specifiche indicazioni dell'allegato NA alle UNI EN 81-80). Adeguamento della illuminazione del locale macchine. Adeguamento della illuminazione normale della cabina e installazione di una luce di emergenza in cabina (quest'azione potrebbe introdurre sistemi di illuminazione a basso consumo che ridurrebbero sensibilmente l'intero consumo energetico dell'ascensore).
Si tratta, ovviamente, di un elenco indicativo e non esaustivo, tenuto presente che la citata norma tecnica UNI EN 81-80 elenca ben 74 situazioni di possibile rischio da controllare su un ascensore esistente. Quelle sopra elencate sono solo le principali azioni di adeguamento che è opportuno intraprendere, ma il quadro complessivo degli interventi da effettuare su ciascun impianto va determinato caso per caso, in funzione della valutazione concreta delle caratteristiche dell’impianto, delle sue condizioni d’uso, degli eventuali malfunzionamenti riscontrati e degli eventuali incidenti già avvenuti.
Ritorna l’intervento del professionista nella manutenzione straordinaria
Sarà di nuovo obbligatorio, per la manutenzione straordinaria, l’intervento del professionista tecnico. Non sarà una vera e propria Dia quella richiesta, ma qualcosa che le assomiglia. Lo scorso 28 aprile è stato, infatti, presentato e approvato un emendamento presentato da Cosimo Ventucci che riscrive totalmente l'art. 5 del decreto incentivi per quanto concerne l'attività edilizia libera.
L’emendamento prevede che fatte salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle normative aventi incidenza sulla disciplina dell'attività edilizia, i seguenti interventi possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo:
Gli interventi di manutenzione ordinaria;
-Gli interventi volti all'eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, in altre parole di manufatti che alterino la sagoma dell'edificio;
-Le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico, ad esclusione di attività di ricerca di idrocarburi, e che siano eseguite in aree esterne al centro edificato;
-I movimenti di terra strettamente pertinenti all'esercizio dell'attività agricola e le pratiche agrosilvo-pastorali, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari;
-Le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in muratura, funzionali allo svolgimento dell'attività agricola.
Gli interventi di manutenzione straordinaria invece dovranno essere corredati di una relazione tecnica provvista di data certa e corredata dagli opportuni elaborati progettuali, a firma di un tecnico abilitato, il quale dichiari preliminarmente di non avere rapporti di dipendenza con l'impresa né con il committente e che asseveri, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti e che per essi la normativa statale e regionale non prevede il rilascio di un titolo abilitativo.
Infine, l'interessato dovrà provvedere, se occorre, alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale. La relazione deve accompagnare la comunicazione di inizio lavori fatta dal committente. E la sua mancanza è punita con una multa pari a 258 euro.
Niente Dia invece per l’installazione di pannelli solari o fotovoltaici.
ABITARE SENZA BARRIERE CONFABITARE SOTTOSCRIVE UN PROTOCOLLO D’INTESA CON FIABA FONDO ITALIANO ABBATTIMENTO BARRIERE ARCHITETTONICHE
Confabitare, associazione che vuole affrontare tutte le tematiche legate al mondo della proprietà immobiliare e dell’abitare, nel senso più ampio, consapevole dell’importanza di un problema tanto diffuso, ma ancora non risolto, come quello delle barriere architettoniche, che sono tuttora presenti sia nelle nostre case che nelle nostre città , ha sottoscritto in questi giorni un protocollo di intesa con FIABA, l’associazione che da sempre porta avanti la battaglia per l’abbattimento delle barriere architettoniche . L’ambiente che ci circonda deve essere accessibile a tutti, e questo è un tema affrontato e divulgato da Confabitare: ancora oggi sono presenti ovunque dislivelli e gradini, mancano aperture automatizzate, le stesse vie di fuga non sono perseguibili dalle persone invalide, ma anche solo anziane. Ancora oggi nascono quartieri e nuove zone residenziali che non tengono assolutamente conto di un nuovo modo di progettare. Il tempo libero, lo svago e il turismo discriminano ancora i diversamente abili non garantendo loro pari opportunità di cultura e divertimento. Anche questa battaglia, soprattutto culturale, è stata uno dei motivi che ha portato l’associazione a siglare il protocollo di intesa con FIABA. Bisogna affrontare in tempi brevi il problema del trasposto in verticale, e dell’accessibilità senza discriminazioni all’interno di tutti i luoghi del vivere civile. Oltre all’aspetto operativo è di grande importanza diffondere una nuova cultura, e proprio questa azione di promozione culturale in tutti i settori del vivere quotidiano è uno degli aspetti operativi più importanti all’interno dell’accordo che è stato siglato per Confabitare dal Presidente Alberto Zanni e per FIABA dal Presidente Giuseppe Trieste. E’ necessario lavorare, costruire e progettare avendo presenti le necessità di tutti: DESIGN FOR ALL. Progettare per tutti, per anziani adulti e bambini, nelle case come nelle città nel pubblico come nel privato; non dobbiamo sostenere solo battaglie perché l’ambiente che ci circonda deve essere privo di inquinamento, o a favore del risparmio energetico,ma dobbiamo lavorare anche perché si possa diffondere la cultura di una città, di un ambiente, e di una casa accessibile per tutti . Per questo Confabitare intende portare avanti con FIABA una serie di iniziative, come incontri, convegni, e informazione sugli organi di stampa, volte soprattutto a sensibilizzare le istituzioni ed anche i propri iscritti in qualità di proprietari di case, ma anche di cittadini.
L'ascensore è da considerare proprietà comune anche dei condomini proprietari di negozi ubicati al piano terreno
Tribunale Rovigo Civile, Sentenza del 31 maggio 2007, n. 61 In tema di condominio, l'ascensore deve considerarsi di proprietà comune anche dei condomini proprietari di negozi siti al piano terreno, poiché occorre fare riferimento non all'utilizzo in concreto ma alla potenzialità del medesimo. La sostituzione dell'argano e del motore di un ascensore condominiale, non può avere altra finalità che la conservazione dell'ascensore stesso ed è atto di amministrazione ordinaria della cosa comune, non comportando innovazione.
Un impianto funzionante ed efficiente garantisce la sicurezza dell'utenza, del proprietario oltre che dello stesso manutentore.
Oggi si parla tanto di sicurezza degli ascensori e della regolarità del Decreto Scajola del 26 ottobre 2005, riguardante la direttiva 81-80 sulla messa a norma degli ascensori preesistenti.
Sono noti i fatti del ricorso al TAR da parte di Confedilizia che ha impugnato il suddetto decreto, anche paventando business non indifferenti.
Nessuno però ha evidenziato il basso grado di sicurezza degli ascensori preesistenti ed i conseguenti rischi che corrono i milioni di utenti che ogni giorno utilizzano questi impianti, ormai obsoleti.
Se da un lato sussistono dei costi a carico dei condomini, è auspicabile che lo Stato o le stesse Regioni prendino in considerazione una eventuale incentivazione. Non bisogna trascurare il lato fondamentale che deve essere una priorità su tutto il resto: LA SICUREZZA.
Sebbene impugnato, non dimentichiamo che il Decreto Scajola, resta pur sempre, nei suoi contenuti, una norma di buona tecnica.
Non dimentichiamo mai che un ascensore è una macchina complessa, sospesa verticalmente, che non può essere guidata come una normale automobile. Una volta premuto il tasto del piano, si muove in completa autonomia: una macchina perfetta dove tutto è collegato alla perfezione.
Ma se qualcosa non è in ordine e non dovesse funzionare, si potrebbero verificare degli inconvenienti, a volte irrimediabili.
Non c'è bisogno di andare tanto lontano: basta guardare le statistiche degli incidenti.
Non vogliamo fare allarmismo, ma far riflettere l'opinione pubblica e tutti i milioni di utenti che utilizzano l'ascensore che la sicurezza rappresenta la priorità assoluta, che va tutelata ad ogni costo.